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Ciak si… sfila!

Ciak si… sfila!
Agosto 2016 silvina

Il rapporto tra cinema e moda è sempre stato piuttosto tormentato. Se dapprima la settima arte guardava a quel mondo considerato effimero quasi con sdegno, nel corso dei decenni l’interesse è cresciuto e, oserei dire, maturato. O forse è la moda che negli ultimi anni ha rivolto uno sguardo interessato al cinema?

Vediamo di scoprirlo tratteggiando una breve storia (non esaustiva) delle pellicole dedicate all’universo del fashion.

Locandina del film Cenerentola a Parigi

 

Dopo un timidissimo approccio nel 1951 con il film La conquistatrice (di M. Gordon), la vera scintilla scocca nel 1957, quando Cenerentola a Parigi (di S. Donen) con Audrey Hepburn e Fred Astaire racconta l’avventura di Jo Stockton, una timida e intellettuale bibliotecaria che disprezza la vita mondana ritenendola solo un gioco di falsità ma, suo malgrado, viene scelta dalla rivista di moda Quality come nuovo volto per far sognare le donne americane. La giovane si lascia convincere a partire per Parigi dall’energica Direttrice della rivista, Maggie Prescott (tenete bene a mente questa figura), e la magica Ville Lumière farà il resto.

Scena tratta dal film Qui êtes-vous, Polly Maggoo?

 

Dopo questo primo passo nel mondo dorato del fashion, si tornerà a parlare di moda nel 1966, con la pellicola Qui êtes-vous, Polly Maggoo? (di W. Klein), la caustica storia di una famosa top model perseguitata dagli ammiratori, rimproverata da corteggiatori che l’accusano di non essere reale e inseguita da una troupe televisiva che vuole sezionare ogni istante della sua vita, ma che non si accorge che Polly è inseguita dai rapitori. “Chi sono io?” si chiede Polly, retoricamente, per rendersi conto un secondo più tardi che lei esiste solo nel momento in cui viene fotografata (“ogni fotografia che fanno mi rimane sempre meno di me stessa…”). Qui i toni cambiano, prende forma l’aspra critica che accompagnerà il sodalizio cinema-moda per molto tempo (anche in questo caso, tenete a mente il personaggio della editor). Sempre nel 1966, non si può non citare Blow-up diretto da M. Antonioni, in cui la moda gioca però un ruolo secondario.

Locandina del film Prêt-à-porter

 

Dopo un lungo silenzio, saranno due cineasti di fama internazionale a riprendere le fila del discorso: W. Wenders, nel 1989, con Appunti di viaggio su moda e città, che costruisce, in un elegante esercizio di regia audiovisiva, un corposo “film-saggio”, intervistando il noto stilista giapponese Yohji Yamamoto e intervenendo sui temi generali della comunicazione; e R. Altman, nel 1994,che affonderà il coltello nella piaga in Prêt-à-porter, in cui indaga sul mondo della moda con il suo ben conosciuto occhio critico rivelatore di luci e ombre. Il ritratto risulterà decisamente a tinte fosche e il film susciterà pareri assai negativi da parte del mondo che viene ritratto, che non accetta di essere descritto come una mera azienda commerciale.

Locandina del film Yves Saint Laurent 5 avenue Marceau 75116 Paris

Gli anni 2000 segnano finalmente una svolta: fanno la loro comparsa i cosiddetti “fashion doc”, i documentari sulla moda e, in particolare, sulle singole maison, che incoraggiano volentieri i registi ad occuparsi di loro. Il format si ripete quasi identico, vestendo i panni di una sorta di pubblicità occulta: il regista si immerge nella realtà della griffe per qualche tempo (a volte i mesi che precedono una sfilata) e filma il “dietro le quinte”, la preparazione di una collezione e della sfilata stessa. Inaugura questa nuova èra, Yves Saint Laurent 5 avenue Marceau 75116 Paris (di D. Teboul), del 2002, che segue Yves Saint Laurent e la sua squadra durante la creazione della collezione autunno-inverno 2001 (pensate che su YSL esistono altre tre pellicole, di cui parleremo più avanti). Il 2007 vede la nascita di Lagerfeld Confidential (di R. Marconi), altro documentario in cui il regista segue da vicino la vita privata e il lavoro di Karl Lagerfeld per raccontarne gli interessi e le passioni, facendolo parlare apertamente della sua vita e del suo privato; e di Marc Jacobs & Louis Vuitton (di L. Prigent), sull’esperienza dello stilista americano presso la maison Louis Vuitton e sui preparativi della sfilata per la collezione primavera-estate 2007.

Locandina del film Dior and I

 

L’anno seguente è la volta di Valentino – The Last Emperor (di M. Tyrnauer), sulla figura del grande couturier. Passa solo qualche anno e, nel 2011, saranno soddisfatti anche i fan di Tom Ford: in Visionaries: Tom Ford (di M. Bonfiglio), la telecamera lo riprende dal suo ritorno nel mondo della moda al prestigioso Womens Wear Show (in cui Ford ha presentato la sua nuova collezione femminile primavera-estate 2011), passando per il lancio del suo brand personale, fino alla realizzazione del suo primo progetto cinematografico. Segue a stretto giro di posta, nel 2013, The Director. Inside the house of Gucci (di C. Voros), documentario articolato in tre atti dedicato alla vita pubblica e privata di Frida Giannini, vulcanica direttrice creativa di Gucci, vista come donna, leader e artista. La pellicola ripercorre i 18 mesi passati a esplorare cosa si cela dietro al glamour del brand. Dior and I (di F. Tcheng), del 2014, sembra chiudere la stagione del documentario portando gli spettatori dietro le quinte dell’alta moda e raccontando i retroscena della prima collezione haute couture realizzata da Raf Simons per la leggendaria maison Christian Dior nella primavera del 2012.

Locandina del film Coco Avant Chanel

Già dal 2009, l’interesse del cinema per la moda approda a un nuovo genere: la biografia. Con Coco Avant Chanel – L’amore prima del mito (di A. Fontaine), protagonista diventa infatti il fondatore della casa di moda (in questo caso, la leggendaria fondatrice), di cui si narra la vita prima di diventare una stilista di fama mondiale. Nel 2011 ritroviamo ancora YSL con Yves Saint Laurent – L’Amour Fou (di P. Thoretton), in cui il regista-fotografo fa rivivere l’arte del maestro della haute couture in un viaggio dai toni lunari e umbratili che si intreccia a una riflessione sulla fama, il lusso, la solitudine. Il grande schermo sembra amare questa figura a tal punto da dedicarle altre due biografie: Yves Saint Laurent (di J. Lespert) e Saint Laurent (di B. Bonello), biopic che si concentra sulla vita del famoso stilista nel periodo 1965-1976.

Locandina del film Diana Vreeland, l’imperatrice della moda

 

Ma la moda non è fatta solo di stilisti, e il cinema sembra saperlo molto bene: dedica, infatti, pellicole a riviste di settore (nello specifico, il celebre The September Issue, di R.J. Cutler, docu-film sulla figura di Anne Wintour e sulla vita di redazione nella sede di Vogue US durante il periodo di lavoro più intenso, quello del making-of del numero di settembre 2007), luoghi storici dello shopping (Fashion sulla 5th Avenue, di M. Miele, omaggio tributato al mitico emporio Bergdorf Goodman di Manhattan, punto di riferimento sulla Fifth Avenue e celebre per aver lanciato la carriera di molti noti stilisti) e personaggi cult che hanno scritto la storia della moda e del costume.

 

 

 

Come non citare a questo proposito Diana Vreeland, l’imperatrice della moda? Lisa Immordino Vreeland dedica a Diana Vreeland, iconica figura nel mondo del fashion, un goduriosissimo documentario (accompagnato, nello stesso cofanetto, dal libro Diana Vreeland – Le avventure di un occhio inquieto, di L. Scarlini) che ritrae colei che ha inventato la figura dell’editor moda, rivoluzionando l’editoria di settore, tanto da ispirare le figure delle temibili direttrici nei due film citati all’inizio dell’articolo. Prima di lei, le riviste femminili si interessavano di argomenti casalinghi o coniugali, al massimo proponevano un po’ di gossip altolocato: con la Vreeland, Harper’s Bazaar prima e Vogue poi hanno trasmesso un’idea della moda e della fotografia come forma d’arte, anticipando i cambiamenti sociali che passano immancabilmente anche per il costume. Non stupisce che la sua sfolgorante carriera si sia conclusa al Metropolitan Museum of Art di New York.

 

Copertina del libro ‘Il diavolo veste Prada’ e locandina dell’omonimo film

Uno sguardo divertente sulla moda lo regala il notissimo Il diavolo veste Prada (di D. Frankel), tratto dall’omonimo bestseller di Lauren Weisberger. Dopo aver tralasciato volontariamente tutti i film-spazzatura sull’argomento che dalla fine degli anni 2000 hanno invaso grandi e piccoli schermi, volevo chiudere citando una pellicola italiana che forse non tutti conoscono ma da non perdere: L’abito di domani. Storia della moda nel tempo (di G. Gagliardo), un percorso visivo che, dalle scarpe alle calze, dallo smoking al tailleur, dai jeans agli stracci di lusso, racconta per immagini le mode che cambiano, il costume che muta, la storia che rivoluziona i nostri modi di vivere, pensare, vestire.

 

Insomma, direi che ce n’è davvero per tutti i gusti. Non mi resta che augurarvi buona visione!

 

Sara Radaelli

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