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Da città del Messico a Parigi, passando per Londra: sulle ali della moda

Da città del Messico a Parigi, passando per Londra: sulle ali della moda
settembre 2018 SR Traduzioni

Nell’articolo di giugno intitolato “Frida e la moda: 20 lezioni”, vi avevo promesso che sarei tornata a parlarvi della pittrice messicana e della mostra “Frida Kahlo: Making Her Self Up”, attualmente visitabile a Londra fino al 4 novembre. Ogni promessa è debito, ma è sempre possibile rilanciare. Dalla capitale inglese vi ho portato anche un altro tesoro, al quale non ho potuto resistere, e che spero possa appassionare anche voi: la mostra Azzedine Alaïa: The Couturier, che si terrà fino al 7 ottobre. Cosa aspettate a prenotare un volo per Londra, sulle ali della moda?

A sx, la locandina della mostra su Frida Kahlo; a dx, quella della mostra dedicata ad Alaïa

Vi dico subito che la mostra “Frida Kahlo: Making Her Self Up” era stracolma di visitatori: tutto esaurito. La fridomania aveva invaso anche Londra (pensate che nei giorni precedenti alla visita, per le strade avevo notato tantissime ragazze sfoggiare orecchini particolari, sorta di nappine colorate: li ho ritrovati alla boutique della mostra, che si estendeva su un’area pari quasi a quella della mostra stessa! Ah, l’aspetto commerciale non manca mai…). Gossip a parte, questa esposizione si focalizzava maggiormente sull’aspetto più “intimo” della pittrice, sulla sua vita quotidiana e i suoi rapporti con la moda. Aspetti talmente personali che, devo confessare, a volte mi hanno fatto quasi sentire un’intrusa: una di quelle spettatrici morbose che fruga nel guardaroba e nella pochette del trucco del suo idolo per scoprire chissà che. Nella sezione Endurance (dove accoglie il visitatore la frase “I’m not sick, I’m broken. But I’m happy to be alive as long as I can paint”, il suo inno alla vita e all’arte), erano esposti i corsetti ancora macchiati di Frida (un’immagine macabra, la sua sofferenza era ancora presente), gli stivali, le medicine, i cosmetici, i profumi (Frida indossava Schiaparelli – non stupisce! –, l’acqua di Colonia Roger & Gallet, Shalimar e Chanel n° 5, sopra il cui flacone si trova scritto “acetone”: i miti non avevano un fascino così duraturo su di lei!). Quel disagio provato nell’assistere all’esposizione dei suoi effetti personali dati in pasto al pubblico in cambio del prezzo del biglietto mi ha fatto riflettere: Frida sapeva esattamente come gestire la sua immagine: avrebbe censurato la mostra? O l’avrebbe permessa, facendosi una risata?

Due sale della mostra su Frida Kahlo

L’ingresso alla sezione Art and Dress è sicuramente suggestivo: sembra di entrare in un tempio azteco. Al centro della sala, un tempio-vetrina con una quindicina di outfit. La musica e le luci contribuiscono allo spettacolo. I tanti manichini indossano mise coloratissime: una blusa bianca con centinaia di perline colorate a formare disegni di fiori, foglie, uccelli, danzatori aztechi; e poi huipil (tuniche squadrate), rebozo (scialli), tra cui il suo preferito, quello color magenta indossato nelle numerose foto scattate dal celebre fotografo Nickolas Murray. Non poteva mancare l’abito indossato nell’Autoritratto da Tehuana (1943), esposto accanto al dipinto, un huipil grande (o resplandor), ovvero un copricapo cerimoniale che funge anche da tunica utilizzato per le occasioni religiose, matrimoni, processioni, ecc. Una mostra interessante, peccato solo molto breve!

Azzedine Alaïa fotografato da Jean-Baptiste Mondino

Nel nostro viaggio immaginario, da quell’angolo della Casa Azul (dove viveva Frida) allestito a Londra ci trasferiamo al Design Museum, dove si respira l’aria della haute couture parigina, con la mostra Azzedine Alaïa: The Couturier. Un concentrato di talento (è proprio il caso di dirlo, dato che l’altezza dello stilista tunisino non gli consentiva di superare le spalle delle top model) che ha fatto della moda e della bellezza femminile la sua ragione di vita. Scomparso a fine 2017, al creatore sono state dedicate quest’anno ben tre mostre: una a Parigi (sua città d’adozione), una a Milano (a Palazzo Clerici, dal 21 al 25 settembre, in concomitanza con le sfilate donna di questi giorni) e l’altra a Londra. Quest’ultima, è stata organizzata in un unico, grande spazio suddiviso per temi da degli schermi commissionati ad artisti amici di Alaïa. “Tensione scultorea”, “Decorazione e struttura”, “Esplorare il volume”, “Accento spagnolo”, “Altri luoghi, altre culture”, “Prospettiva rinascimentale”, “Silhouette nere” sono solo alcune delle tematiche trattate con l’ausilio dei bellissimi modelli originali Alaïa esposti.

Modelli esposti alla mostra su Azzedine Alaïa

Viene dato spazio al rapporto del couturier con i materiali, un rapporto che prende spunto dalla scultura (per alcuni modelli Alaïa si parla addirittura di abiti-scultura) e che potremmo definire rivoluzionario, dato che ne sovvertiva l’uso adattandolo al suo estro creativo (indimenticabile la giacca da sera con pelle di coccodrillo sul retro a formarne la “coda”, vedi foto in fondo all’articolo). Nelle sue mani il metallo si tramuta in tessuto, la pelle diventa un materiale degno dell’alta moda (quindi elegante, non più solo sexy e trasgressivo), la texture crea volumi 3D che rendono i materiali una sorta di gioco di scatole sovrapposte. Pizzo, traforature e pelle tagliata al laser ricordano le mashrabiyya (griglie) tipiche dell’architettura araba della sua infanzia. Ma le influenze di altre epoche e culture si moltiplicano: i motivi animalier, la palette sahariana fatta di tonalità polverose e l’utilizzo di materiali insoliti come la rafia, la corda e le conchiglie sono intimamente legati a un’Africa reale o immaginaria; i coloratissimi costumi folcloristici spagnoli e le balze delle gonne delle ballerine di flamenco ispirano l’energia e il movimento dei suoi modelli; dalla moda rinascimentale trae i colori a lui tanto cari che richiamano le gemme (verde smeraldo, rosso rubino, blu zaffiro) e tessuti preziosi come il velluto (che modernizzerà e alleggerirà).

Modelli Alaïa in colori che richiamano le gemme

Un filo sottile lega due personalità così diverse come Frida e Azzedine: la libertà di compiere delle scelte solo sulla base delle proprie necessità e delle proprie idee, sfidando la contemporaneità con il coraggio dell’unicità, che ha portato Alaïa a dichiarare “Mi sento sempre libero. Se non voglio qualcosa, non lo faccio”.

 

 

Alcuni modelli Alaïa in mostra.

La celebre giacca con “coda” di coccodrillo

Esempi di abiti-scultura

Il volume è un elemento importante in Alaïa

Ve la ricordate la bellissima Grace Jones fasciata in questo abito fucsia?

Sito mostra Frida Kahlo: Making Her Self Up

Sito mostra Azzedine Alaïa: The Couturier

 

Le fotografie a corredo dell’articolo sono state scattate dall’autrice (laddove possibile) o tratte dai siti ufficiali delle mostre.

 

Sara Radaelli

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