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Profumo e ancora profumo: una conferenza, una mostra e un libro

Profumo e ancora profumo: una conferenza, una mostra e un libro
Marzo 2018 SR Traduzioni

L’universo della profumeria sta destando negli ultimi tempi un interesse sempre più crescente. Si sta assistendo al boom dei marchi di nicchia e il grande pubblico sembra ormai affascinato da tutto ciò che coinvolge la sfera olfattiva: le iniziative culturali che riguardano il mondo degli odori ormai non si contano più. E, dato che la conoscenza olfattiva è una delle mie passioni più grandi insieme ai libri, sto vivendo questo momento di rinascita molto positivamente, cercando di condividere con voi ogni mia scoperta e proponendovi nella Moodboard qualche approfondimento sul tema e via Twitter (@SRTraduzioni) le novità più serie e interessanti (sì perché, come in ogni settore, gli imbroglioni sono sempre in agguato!).

Oltre a segnalarvi, naturalmente, l’XI edizione del mio seminario “Tradurre il profumo. Le parole dell’invisibile” (brochure sopra, scaricabile qui), che si terrà a Milano sabato 24 marzo, in preparazione, perché no, a Esxence 2018, non potevo esimermi dal parlarvi della conferenza più emozionante a cui ho assistito negli ultimi anni.

Nel mese di dicembre, nell’articolo Profumi, libri, silenzio, emozioni, vi ho presentato l’ultima fatica letteraria del profumiere Jean-Claude Ellena. Il 18 febbraio, il maestro Ellena è venuto in Italia, a Torino, in occasione di una mostra sulla storia del profumo (vedi sotto), per tenere una conferenza dal titolo “Un jardin en Méditerranée”. Come nelle pagine del suo ultimo libro, ha ripercorso la nascita dell’omonimo profumo, capostipite della collezione dei Parfums-Jardins di Hermès, storico marchio a cui Ellena è stato legato per oltre un decennio come profumiere e direttore artistico (è sua l’idea di questa collezione di “passeggiate olfattive”). Durante la conferenza (video sotto), di altissimo livello (non come l’interpretariato, una vera caduta di stile per non dire un insulto), uno dei geni della profumeria contemporanea ha spiegato ad una sala in adorazione il suo approccio creativo, la differenza tra emozioni e sensazioni (“Comment créer l’émotion ? Je n’ai pas d’extraits d’émotions à ma disposition pour composer, mais je sais créer des sensations”), precisando che l’emozione nasce dallo stile, dal discorso, dal racconto che il profumiere crea. Alla base della creazione vi sono scelte precise (“La création, c’est le choix”) e per un naso l’idea della materia prima è più importante della materia prima stessa.

Come altre iniziative interessanti, la conferenza faceva da corollario alla mostra “PerFumum. I profumi della storia”, aperta fino al 21 maggio a Torino, nella raffinata cornice di Palazzo Madama. Presso la sala Atelier, in maniera piuttosto sintetica la mostra si propone di raccontare “l’evoluzione e la pluralità dei significati del profumo dall’Antichità al Novecento”, esponendo manufatti di oreficeria, flaconi, pomander, bruciaprofumi, porcellane, affiche e trattati scientifici (alcune foto della mostra in coda all’articolo).

Locandina della mostra “PerFumum. I profumi della storia”

Alcuni degli storici profumi in mostra

Se tutto questo non vi basta, vi consiglio la lettura di un libro (in francese) dal titolo molto eloquente: Les Cent Onze Parfums qu’il faut sentir avant de mourir (edito da Le Contrepoint). Quest’opera, piuttosto originale, riunisce una serie di recensioni di profumi che hanno fatto la storia e che, per l’appunto, tutti dovrebbero sentire. I tre autori, redattori di Auparfum, spiegano nella prefazione che le 111 fragranze scelte non sono necessariamente le migliori in assoluto o quelle più vendute, né solo quelle che loro preferiscono: sono quelle che hanno contribuito a scrivere la storia della profumeria per la loro capacità di innovazione e il loro carattere all’avanguardia. Profumi culto, insomma, alcuni divenuti veri e propri archetipi – penso a Jicky, il profumo che apre la rassegna, il primo in assoluto a contenere materie di sintesi; alle prime creazioni di Coty (L’origan, Chypre) e Guerlain (Après l’ondée, L’heure bleue, Mitsouko, Shalimar); al N° 5 di Chanel – altri che hanno rivoluzionato il modo di concepire e produrre i profumi (Opium), altri ancora capolavori frutto del genio di Edmond Roudnitska, Ernest Beaux, la storica profumiera Germaine Cellier e tanti altri nomi di altissimo livello.

Copertina del libro Les Cent Onze Parfums

Il volume ripercorre la storia della profumeria (ad ogni capitolo è dedicato un periodo), dall’età dell’oro della profumeria moderna (1880-1939) alle ultime tendenze, e si presenta sotto forma di schede in cui, oltre alla recensione, trovate informazioni come il nome del profumiere, la data del lancio, i formati disponibili, un mini albero genealogico della fragranza dove sono riportati un antenato e un discendente, le personalità che l’hanno indossato, ecc. Il tutto accompagnato da accurati disegni dei flaconi. Insomma, un libro scritto da esperti che sanno trasmettere tutto il loro amore per i profumi. E voi, avete trovato la vostra fragranza preferita tra quelle citate?

Un'affiche e alcuni profumi in mostra

Nécessaire da viaggio, XVII secolo

Manoscritti di Plinio il Vecchio e Avicenna

Sara Radaelli

Sito della mostra

 

Le foto della mostra sono state scattate dall’autrice dell’articolo.

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